IDENTITA’ VENETA SCHIZOFRENICA ???

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Come Associazione Culturale WSM Venexia Capital  che ha a cuore la storia e le tradizioni di Venezia e del Veneto, sentiamo l’obbligo di dover, in qualche misura, replicare ad alcune considerazioni sostenute dallo storico Federico Moro, e riportate dal giornale, in occasione della presentazione all’Ateneo Veneto del suo saggio “Veneti per sempre”. Ci sconcerta così apprendere che “l’identità veneta” sia riducibile – sic et simpliciter -, solo ad una “pluralità di memorie” convergenti in un tutto (il Veneto) dai contorni non ancora ben definiti e che ancora risentirebbe dell’antico “contrasto” tra la Venezia marittima e quella interna. Ma ci sconcerta ancor di più apprendere che, per lo storico in questione, l’identità veneta “schizofrenica”, quella coltivata dai cosiddetti “venetisti”, identificherebbe, errando, nello Stato italiano un “nemico” storico fittizio. Non ce ne voglia l’autore in questione, ma crediamo che il Veneto ed i Veneti possiedono una storia assai “più lunga” e più complessa di quella che vuole ridurli a “identità e memorie multiple”. La “veneticità” non è un qualcosa che può essere tolto, aggiunto o ridotto ‘ad libitum’ alla vita dei veneti. Per ogni comunità umana – veneti inclusi – è la cultura, e quindi il suo esistere in un gruppo e, soprattutto, in iterazione dinamica col gruppo stesso a definirne i ‘caratteri’. Forse non è possibile comprendere quanto sia sottile, complesso, persistente e inafferrabile il processo logico-affettivo dell’identità veneta, meglio di quanto abbiano fatto nei lori libri lo scrittore Goffredo Parise e il sociologo Ulderico Bernardi. Certamente sfuggente ad ogni precisa definizione, ma l’identità del Veneto, e di ogni singolo individuo che in esso vi si riconosce, è talmente reale da non poter essere mai ridotta, menomata o semplicemente svilita a delle “memorie multiple”. E storicamente tale identità veneta – occorre ben precisarlo –, con lo Stato da Tera della Serenissima, soprattutto dopo Cambrai, maturò via via nel tempo prendendo “un carattere omogeneo” che sopravvivrà a tante vicende traumatiche della storia di queste terre (Alvise Zorzi). Il “contrasto” – evocato da Moro e dagli altri storici presenti alla presentazione -, tra la Venezia marittima e quella di Terraferma riguardò massimamente le elites dirigenti e politiche locali che non il “popolo” stesso, spesso e volentieri – invece-, nel profondo, ieri come oggi, ancora tenacemente “marchesco”. Storia questa, non ‘schizofrenica’ ideologia venetista! Come storia vera (e non schizofrenica) è quella della, diciamo così, “poca amicizia” italiana verso il Veneto: dal documentato Plebiscito-truffa dell’Ottobre 1866 fino all’odierna rapina fiscale perpetrata ai danni della Regione e dei contribuenti veneti (16 miliardi di euro anni di “residuo fiscale”) passando attraverso quei circa 5 milioni di veneti che dal 1866 in poi se ne dovettero andare per fuggire fame e miseria conseguenti all’”amichevole” annessione sabauda. Fatti e, soprattutto, storie di una identità da raccontare nella sua interezza.

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