Francesco Morosini Peloponnesiaco adhuc viventi Senatus … NON ITALICUS

 Francesco Morosini Peloponnesiaco adhuc viventi Senatus… NON ITALICUS

Uno tra i più valorosi strateghi militari della Serenissima Repubblica, straordinariamente riconosciuto e glorificato persino in vita … si ritrova oggi ad essere quasi dimenticato e snobbato dal sistema Italiano. Basti pensare che molti  dei suoi importantissimi cimeli  conservati al museo Correr sono stati recentemente rimossi , inscatolati e messi  nelle poco accoglienti soffitte del palazzo , per far spazio alla mostra permanente della Principessa d’Austria Sissi   ( “importantissima personalita’ ” non veneziana che soggiorno’ “ben 40 giorni a Venezia” ) .
I pili marmorei a lui dedicati ( campo Santo Stefano e in campo all’Arsenale) oggi sono usati solo ed esclusivamente per issare la bandiera italiana …. “probabilmente” mai  si sarebbe  immaginato codesta postuma  irriconoscenza .
Ma chi era  Francesco Morosini ?

(Venezia, 26 febbraio 1619 – Nauplia, 6 gennaio 1694), è stato il 108º doge della Repubblica di Venezia dal 3 aprile 1688 fino alla sua morte.

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Nominato comandante delle forze terresti  a Creta per ben due volte (1646 – 1661 e 1667 – 1669) Impegnato a difesa di Creta dai turchi . Nel 1646, con la guerra di Candia, divenne “Governator di Galeazza” quindi “Capitano del Golfo”, e nel 1651, fu nominato “Capitano delle Galeazze”. Nel 1652 divenne “Provveditor dell’armata Veneta” infine nel 1656 divenne “Provveditor Generale  di Candia

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Resistette a difesa di Candia per ben 23 anni e alla fine ridotto allo stremo delle forze firmo’ la Pace nel 1669 con i Turchi e cedette la città con l’onore delle armi e delle bandiere. Nonostante avesse conservato a Creta le fortezze di Spinalonga e Suda , la Serenissima seppur in difficoltà economica e militare, non accettando il trattato del 1669, approfittò dall’entrata in guerra della Turchia contro l’Austria nel 1683 ed allestì una flotta per vendicarsi degli affronti subiti.                                                                                                              Al comando della flotta fu messo Francesco Morosini che agevolomente si riprese tutti i territori perduti precedentemente.  Durante la guerra di Morea , come bottino spedì a Venezia, i due magnifici leoni lapidei che ornavano il porto del Pireo ad Atene e che ancor oggi sono collocati all’entrata dell’Arsenale.

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Nel 1684 conquista l’isola di Santa Maura; nel 1685 occupa Corone e la Maina; nel 1686, con il suo luogotenente Königsmarck, uno svedese entrato al servizio della Repubblica, prendeva Navarino, Modone, Argo, Nauplia; nel 1687 tutta la Morea, salvo Monemvasia  Mistrà, era in mano sua; poi si impadroniva di Patrasso e di Lepanto, di Corinto e di Atene. 

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L’11 agosto 1687, per i meriti ottenuti sul campo di battaglia, ottenne dal Senato veneziano (cosa mai accaduta né prima né dopo) il titolo di Peloponnesiaco, oltre ad un busto in bronzo in suo onore che venne posto nella sala del Consiglio dei dieci. L’iscrizione sotto al busto riportava: “Il Senato a Francesco Morosini, il Peloponnesiaco, ancora in vita” (Francisco Mauroceno Peloponesiaco, adhuc viventi Senatus) .                                              Morosini ideò l’impiego di truppe da sbarco in operazioni di terraferma, impostando e conducendo con straordinari risultati azioni coordinate “anfibie”. Nelle navi da guerra, accanto ai soliti marinai-artiglieri, imbarcò reparti speciali, con comando indipendente, dalla marina ancorché strettamente con essa coordinati, che non erano né “da terra” né marinai, erano truppe addestrate allo sbarco,coordinate con quella della marina, la quale preparava ed accompagnava l’azione dei suoi “fanti da mar”.

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*** Il 26 settembre 1687, durante l’assedio di Atene, l’alleato conte svedese di Koenigsmark fece fuoco, dalla sua nave sul Partenone facendolo saltare in aria essendo stato trasformato in deposito di munizioni. Il Morosini difese con lealtà l’alleato assumendosi la responsabilità dell’accaduto.

Per concludere nel 1688 venne eletto   Doge  e nel  1693, benché vecchio, riprese il comando della flotta veneziana e morì l’anno dopo a Nauplia.

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A seguito di questa brevissima descrizione storica  si evince che l’unica cosa che dovremmo fare noi veneziani e’ sentirci in dovere  di ripristinare un maggior  senso di rispetto per questo grandissimo e valoroso personaggio veneziano , cominciando ad issare l’unica bandiera degna d’essere issata sui pili a lui dedicati  … quella di San Marco e riottenendo l’esposizione permanente dei suoi cimeli ora  vergognosamente occultati nelle soffitte del museo Correr …….. e lo faremo . WSM 

Cenni storici e spunti  ricavati dal sito : www. miliziaveneta.com

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