Sfatiamo un mito italo-giacobino

1204 QUARTA CROCIATA  :  RUBERIE O BOTTINO DI GUERRA?

Il gruppo WSM rende un piccolo tributo in  memoria di  Alvise Zorzi.

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Spesso…troppo spesso,  quando a scuola ( università italiana compresa ) si studia l’avvento devastante di Napoleone a Venezia e nel Veneto , viene trattato  come un fatto storico avvenuto ” giustamente ” per compensare  quanto successo  a Costantinopoli nel 1204,  durante la quarta crociata,  per colpa dei veneziani comandati da Enrico Dandolo . .. autori di saccheggi , distruzioni , ruberie , atrocità , stupri etc etc …

Basterebbe andare un po’ oltre alle informazioni contenute nei libri di storia scolatici italiani per capire come andarono realmente i fatti , d’altronde se 1100 anni di storia Serenissima vengono concentrati in 2-3  paginette , difficilmente ( volutamente )  si potranno studiare e approfondire certi temi, un pò troppo scomodi per chi da 150 anni deve screditare e far dimenticare la Città Stato,  emblema di Indipendenza e Giustizia.

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“Tasi venexian e no state lamentar de Napoleon… che i to antenati a Costantinopoli ga fato de pezo…. varda tuti i marmi che ghe xe su le chiese … xe tuta roba rubada ”  . 

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COME ANDARONO VERAMENTE I FATTI A COSTANTINOPOLI DURANTE LA IV CROCIATA

personaggi:
Enrico Dandolo doge della Repubblica di San Marco ( Venezia, 1107 circa – Costantinopoli, maggio 1205)
Alessio III imperatore illegittimo
Alessio IV figlio dell’imperatore Isacco II Angelo
Alessio Ducas detto il Murzuflo ultimo imperatore a combattere contro i Veneziani e i Crociati.

da La Repubblica del Leone di Alvise Zorzi

“Con la speranza di suscitare un’ondata di consenso popolare, i Crociati imbarcarono Alessio IV sulla galera dogale sontuosamente addobbata e lo fecero sfilare nuovamente davanti alle mura, con un gran codazzo di galere.
Ma la folla che gremiva rive e muraglie si guardò bene dall’applaudire. Anzi, da ogni parte giungevano al pretendente, che si presentava circondato da stranieri a bordo di una nave straniera, fischi, insulti, grida di derisione.
Presentandosi sotto la protezione delle forze armate franco-veneziane, il figlio di Isacco Angelo aveva ottenuto una sola cosa, l’unione di tutti i bizantini intorno al loro imperatore (Alessio III), legittimo o illegittimo che fosse. I Crociati, che avevano sperato di limitarsi ad una azione dimostrativa, si videro costretti ad affrontare le conseguenze militari della loro iniziativa; la scarsità delle loro forze di fronte all’immensità della capitale dovette sembrare tanto più preoccupante proprio per l’ondata di esecrazione che aveva riunito i Greci. Vero è che l’esercito regolare di Alessio III, schierato a guardia dei moli, si diede subito alla fuga quando fu investito dai cavalieri francesi che si erano gettati in acqua montati e armati di tutto punto, le lance in resta, mentre, presa la torre di Galata, i Veneziani riuscivano a spezzare la massiccia catena di ferro che sbarrava il Corno d’Oro. Ma le mura imponenti che cingevano la metropoli erano considerate imprendibili.
Ci volle tutta l’audacia di Bonifacio di Monferrato per assaltare frontalmente il punto più forte delle mura, non lontano dal palazzo di Blacherne.
Con le antenne delle navi, i Veneziani avevano costruito delle piattaforme volanti, sospese agli alberi all’altezza delle mura; queste piattaforme, protette da pareti di tela da vele, reggevano tre o quattro uomini ciascuna. A bordo degli ‘uscieri’ erano state caricate macchine da guerra simili a quelle che i Crociati usavano per martellare le mura da terra. Il 27 luglio 1203 fu sferrato l’assalto. Diroccata una torre, i Crociati riuscirono a scalare una muraglia, ma ne furono respinti dai mercenari inglesi e danesi al servizio di Alessio III. Schierata la squadra sul Corno d’Oro dirimpetto al quartiere di Petrion, i Veneziani aprirono un violento tiro di frecce e di pietre per coprire lo sbarco; il vecchio Doge cieco si fece condurre a terra tra i primi, preceduto dal Gonfalone di San Marco, mentre nelle piattaforme pensili i marinai saltavano sulle mure, e ben presto ebbero conquistato venticinque torri.
Gli uomini di Alessio III non osarono attaccare quelle (l’espressione è del cronista greco Niceta per definire le armature dei Crociati) e l’imperatore diede il segnale della ritirata proprio mentre sopraggiungevano i Veneziani. Rientrato a palazzo, radunò in fretta tutto l’oro e le pietre preziose che trovò, e appena scesa la notte fuggì con la figlia Irene ad Adrianopoli, abbandonando moglie, figli, sudditi e potere. Alcuni Greci si affrettarono a cavare di prigione il vecchio Isacco Angelo, lo rivestirono degli ornamenti imperiali, lo portarono nella sala del trono del palazzo di Blacherne e spedirono messi al campo crociato, a riferire che la via era libera per il giovane Alessio. Crociati e Veneziani avevano giocato d’audacia, una audacia che aveva rasentato l’incoscienza. Avevano vinto.
Isacco Angelo confermò le promesse del figlio, subito associato al trono e incoronato solennemente a Santa Sofia; l’unione delle due Chiese (d’Oriente e d’Occidente) venne subito proclamata. I Crociati avrebbero svernato a Costantinopoli, in attesa di proseguire, finanziati e sostenuti dal governo bizantino, la loro strada verso l’Egitto, verso la Terrasanta, verso il sepolcro di Cristo.
Una nuova convenzione dovette essere stipulata con Venezia per prolungare gli accordi in vigore. La presenza dei Crociati e dei Veneziani, che Alessio IV riteneva indispensabile per conservare il potere, doveva essere la causa della catastrofe sua e dell’impero. Lo spirito xenofobo, tante volte esploso in passato, ardeva sempre più nella popolazione greca, profondamente irritata dagli impegni assunti dal nuovo sovrano imposto dalle armi latine, offesa dalla presenza di quegli stranieri orgogliosi che non si contentavano di starsene tranquilli nei loro quartieri di Galata, al di là del Corno d’Oro, ma dilagavano ogni giorno in città per ammirarne l’incredibile magnificenza, spesso in groppa ai loro massicci cavalli da guerra, irritavano l’orgoglio nazionale dei Bizantini, gelosi di tutte le cose belle accumulate da secoli nella loro capitale. Un incidente gravissimo venne a rinfocolare l’odio trattenuto a stento.
Di fronte a questa rottura completa, Alessio IV cercò popolarità nel distaccarsi ancora più dai Crociati, anzi, nell’ostentare verso di loro disprezzo e avversione e nel dilazionare l’adempimento degli impegni che aveva assunto, compreso il saldo delle somme pattuite.
A che punto fossero giunti i rapporti, lo si capisce dalla rude narrazione di Roberto di Clary…
< Quando i Francesi videro che l’imperatore non pagava nulla, si riunirono con i conti e gli alti personaggi dell’armata e si recarono al palazzo dell’imperatore e gli chiesero il pagamento. L’imperatore rispose che non poteva pagare in nessun modo e i baroni gli risposero che se non li pagava essi avrebbero preso tanta parte dei suoi beni, che ne sarebbero stati ben pagati. A queste parole i baroni partirono dal palazzo…e ritornati si consigliarono sul da farsi, tanto che il Doge di Venezia disse che voleva andare a parlargli (all’imperatore). Prese un messaggero e gli mandò a dire che venisse a parlargli al porto. L’imperatore ci venne a cavallo, e il Doge fece armare quattro galere….e quando venne verso la riva del porto, vide l’imperatore… e gli parlò e gli disse: “Alessio, che cosa credi di fare? Stà attento che noi ti abbiamo tratto da grave prigionia: noi ti abbiamo fatto signore e coronato imperatore. Non manterrai le tue promesse?….”.”No,” disse l’imperatore “non farò più di ciò che ho fatto.” “No?” disse il Doge “cattivo ragazzo; noi” disse “TI ABBIAMO CAVATO DALLA MERDA E NELLA MERDA TI RIBUTTEREMO,” disse “e io ti sfido, e sappi che ti procurerò tanto male quanto potrò, da oggi in avanti”.>
E da allora era stato tutto un susseguirsi di gesti ostili da ambo le parti, fino a quando, la notte del primo gennaio 1204, i Greci lanciarono ben diciassette imbarcazioni incendiarie contro la flotta veneziana che se la cavò di stretta misura. Ma i Bizantini continuavano a rifiutare credibilità ad Alessio IV; nella confusione generale, un insurrezione popolare reclamò la sua abdicazione chiedendo a gran voce la sua sostituzione, e Alessio non trovò di meglio che invocare nuovamente l’aiuto dei protettori ripudiati, offrendosi di cedere loro il palazzo di Blacherne. Tradito da un collaboratore, Alessio Ducas detto il Murzuflo, il giovane imperatore intrigante rimase vittima della propria grossolana furbizia, e finì strangolato per ordine del Murzuflo stesso, che si proclamava a sua volta imperatore col nome di Alessio V. Anche Isacco Angelo morì, forse di malattia, forse di paura, forse vittima anche lui della patriottica crudeltà del Murzuflo.
A questo punto, ai Crociati si prospettava una sola possibilità: riprendere Costantinopoli. Per proseguire il viaggio mancavano i mezzi; a rimanere, lasciando le cose come stavano, c’era il rischio di finire massacrati dai Greci, che il Murzuflo aveva scatenato in innumerevoli azioni offensive mentre restaurava e rafforzava le fortificazioni della metropoli.
NON FU VENEZIA, contrariamente a quanto si continua a scrivere e a dire, non fu Venezia a spingere i Crociati ad una azione decisiva. Anzi fu il doge Dandolo a prendere l’iniziativa di un estremo negoziato col Murzuflo, ma se n’ebbe una risposta ironica e recisa ( così la riferisce il cronista Zancaruolo: <…”che cosa avete da imperare in questo impero! andatevene oltre il mare contro gli Infedeli a conquistare la Terrasanta”….>)., e una volta di più apparve chiaro che non c’era via d’uscita.
In breve nell’aprile del 1204 i Crociati riuscirono ad entrare in città mentre il Murzuflo, vista la partita perduta, si diede ingloriosamente alla fuga.

L’accordo di marzo 1204 prevedeva infatti la ripartizione del bottino. Ai Veneziani toccarono, tra l’altro, i famosi quattro cavalli di bronzo, che, da allora, adornano la facciata della basilica di San Marco, e quattro reliquie che tuttora si conservano nel Tesoro marciano, quella del sangue di Gesù, il chiodo della Croce, il braccio di san Giorgio e un frammento del cranio del Battista.”

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