LA TRADIZIONE DEL BOCOŁO CHE SI CELEBRA A VENEZIA OGNI 25 APRILE           intervento di Edoardo Rubini per la Festa di San Marco il 25 aprile 2016     

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Ai tempi della Veneta Serenissima Repubblica, San Marco era ricordato con quattro grandi festeggiamenti civili e religiosi:

il 31 gennaio, si ricordava il giorno in cui giunse a Venezia il corpo del Santo evangelista, trasportato da Alessandria d’Egitto. Era l’anno 828;

il 25 giugno, si ricordava il giorno in cui avvenne il miracoloso ritrovamento delle sue reliquie all’interno della Basilica di S. Marco, dove erano state nascoste dentro un pilastro. Era l’anno 1094;

l’8 ottobre, si ricordava il giorno della dedicazione a S. Marco della rinnovata basilica, sempre nel 1094;

il 25 aprile si ricordava il giorno in cui l’Evangelista Marco morì, dopo essere stato martirizzato sin dal giorno prima ad Alessandria d’Egitto. Era l’anno 68.

Di queste quattro ricorrenze si è quasi perduto il ricordo perché, con l’abbattimento dell’antico Stato Veneto, furono condannati all’oblio anche i culti religiosi che esaltavano la figura di San Marco, emblema nazionale dei Veneti.

Sono rimaste, invece, le tradizioni più vicine alla vita comune, che ricordano questo giorno.

Il 25 aprile per ogni Veneziano è consuetudine secolare far dono di un bocciolo di rosa alla propria compagna di vita, oppure anche alla mamma, o alle figlie.
Vogliamo ricordare le origini di questa tradizione del “bocolo”, che affonda le sue radici nella leggenda.

Una prima leggenda si tinge di toni drammatici e assai romantici.

Nella seconda metà del nono secolo, viveva Maria, la figlia del Doge Orso I Partecipazio, che amava – ricambiata – il giovane Tancredi, un poeta trovatore.

Il sentimento dei due giovani non aveva il consenso del padre di Maria. Il Doge, infatti, disapprovava un’unione che non perpetuasse la nobiltà del suo lignaggio.

Così la fanciulla consigliò a Tancredi di unirsi all’esercito di Carlo Magno per combattere contro gli Arabi in Spagna.

La gloria acquisita in campo militare avrebbe consentito in quel tempo al giovane Tancredi di essere ammesso tra la nobiltà, così si sarebbero appianati gli ostacoli per il loro matrimonio.

Il giovane si distinse davvero per il suo valore in guerra, sicché la fama di Tancredi fece il giro del mondo.

Ma un triste giorno a Venezia giunsero alcuni cavalieri franchi, famosi per aver vinto la battaglia di Roncisvalle. Trovata Maria, le rivelarono la morte di Tancredi. Durante un combattimento, era caduto sanguinante sopra un roseto. Però, prima di spirare, aveva colto un fiore tinto del suo sangue, pregando l’amico Orlando di portarlo all’amata Maria, che viveva a Venezia.

Rimasta muta nel suo dolore, il giorno dopo aver ricevuto questo messaggio, Maria fu trovata morta nel suo letto con il bocciolo sul petto. Era il 25 aprile.

Da allora, il 25 aprile la tradizione vuole che lo stesso omaggio sia ripetuto dai Veneziani perché ognuno di essi possa esprimere il proprio affetto alla persona amata.

Una seconda leggenda vuole spiegare la tradizione del boccolo con toni più lieti.

La vicenda prende le mosse da un roseto che si dice nascesse accanto la tomba dell’Evangelista San Marco ad Alessandria.

Tale roseto sarebbe stato donato ad un marinaio di nome Basilio, che viveva alla Giudecca, come un premio perché Basilio era stato uno dei famosi eroi che salvarono le reliquie di San Marco Evangelista, durante la spedizione veneziana dell’anno 827.

Alla morte di Basilio, il roseto fu piantato nel giardino familiare e divenne il confine della proprietà suddivisa tra i figli. In seguito ai contrasti tra i due rami della famiglia di Basilio, la pianta aveva smesso di fiorire.

Un giorno, accadde un prodigio. Il 25 aprile di tanti anni dopo, infatti, sbocciò un grande amore tra una fanciulla che discendeva da uno dei due rami e un giovane dell’altro ramo familiare.

Guardandosi spesso attraverso il roseto che separava gli orti delle due famiglie, i due ragazzi si innamorarono. Il roseto fiorì assieme all’amore che nacque tra le parti avverse, coprendosi di boccioli rossi. Allora, il giovane colse un bocciolo e lo donò alla fanciulla.

In ricordo di questo amore a lieto fine, che restituì a tutti la pace, i Veneziani offrono ancor oggi il “bocolo” rosso alla propria amata.

L’insegnamento di questa giornata del 25 aprile è che San Marco ci protegge sempre. Non dobbiamo mai scoraggiarci nella lotta per la libertà, perché l’ala che San Marco ha steso sui Veneti porterà di nuovo la Veneta Serenissima Repubblica!

intervento di Edoardo Rubini per la Festa di San Marco il 25 aprile 2016

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