Contro lo Stigma Venetista

 Ai fratelli Marchesci                                           di Massimo Tomasutti 

Dato – par di capire dalle tante, troppe polemiche ancora prodottesi -, che il 25 Aprile a Venezia dovrebbe essere ‘solo’ la Resistenza, se qualche veneto si arrischia a festeggiare San Marco – il Santo Patrono “di tutte le genti venete” ha dichiarato Sua Eminenza Moraglia -, viene inderogabilmente definito come un gretto “venetista”. Una specie di pericoloso qualunquista dei valori incorporati ed espressi nell’antico vessillo marciano. Se ti azzardi ad affermare che non sei affatto ‘contro’ la Resistenza ma assolutamente “per” l’antica tradizione veneziana, questo ti è comunque rimproverato. E’ questo un meccanismo così chiaramente dipendente dalla sacralità stessa della Resistenza, che davvero non si può fare a meno di meravigliarsi di come siano ripetitive le strade simboliche sulle quali si indirizzano i processi collettivi e mediatici dell’evitazione ideologica. I parametri valoriali del 25 Aprile diventano, così ed ancora, quasi un tabernacolo posto sull’altare del “pensiero unico” collettivo al riparo da qualsiasi mano non sacerdotale. Se c’è qualcuno che in Veneto, sulla scorta degli insegnamenti braudeliani della “lunga durata” dei processi storici, osa andare ‘oltre’ al Dio Partigiano allora apriti cielo … mai e poi mai devi gettarne in terra l’Ostia laica del 1945 per riscoprire e celebrare, invece, quella (vera) dell’828. Dunque è vietato celebrare a Venezia San Marco. O meglio, lo era fino a ieri. Ma perché mai, se ci si azzardava a festeggiare San Marco si era e si è ancora pesantemente respinti nel mondo del becero venetismo? La risposta è una sola: dato che i valori della Resistenza non possono essere riconosciuti come “religiosi”, l’unica strada per imprigionare gli ‘eretici’ era ed è quella di dichiararli almeno “venetisti”, un po’ “ignoranti” e “grezzi”. E’ il meccanismo che sostiene tutte le classiche operazioni di potere: ottenere gli scopi “unici” piegando i riottosi ‘pensanti’ con (false) dosi di superiorità culturale e di stigma invalidanti. Ma, per fortuna, c’è ancora in Veneto chi pensa …

Massimo Tomasutti

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